domenica 15 giugno 2014

I giganti del web, i 'nani' del mercato e le ballerine

di Raffaele Barberio
Raffaele Barberio
INTERNET - In questi giorni si è sviluppato un articolato dibattito sul ruolo dei Giganti del Web: i cosiddetti Over The Top (OTT).

Si tratta di una macro categoria in cui figurano società molto potenti (daGoogle a Facebook, da Amazon a Microsoft e a Netflix, per citare alcune tra le più note) che offrono una moltitudine di servizi, di grande efficienza, di enorme potere politico oltre che economico e con una condivisa finalità che è quella di costruire un'economia digitale in piena identificazione con l'economia digitale americana.
Non parliamo quindi di web in senso stretto.Non parliamo di motori di ricerca o servizi software, che sono un "di cui" periferico.
Non parliamo di cookie per il controllo della pubblicità, né di cookie per il controllo delle abitudini di milioni o miliardi di persone. Parliamo di tutto il resto della nostra vita quotidiana, dalla Borsa alle guerre tra le nazioni, tutte cose immerse fino al collo dentro il web e con un ruolo ovviamente pervasivo per quelle società ascrivibili alla macro categoria degli Over The Top (OTT). E non è un caso se laCina ha messo alla porta Google ed ha ignorato l'ambasciatore americano a Pechino.

Si tratta di un bel pacchetto di società composto dagli alfieri della "fantasia digitale al potere" contro cui, sino ad appena due anni fa, non si poteva che dire solo un gran bene e guai a chi si permetteva di dire il contrario.

Oggi il mondo è cambiato.
Vi è ormai un sentire comune sulle violazioni sostanziali delle regole competitive di molte di queste società. Vi sono chiare evidenze dei sotterfugi fiscali con cui la maggior parte di esse non pagano le tasse dovute, impoverendo i territori da cui traggono quelle risorse economiche. Altro che Corporate Social Responsability e debito verso i territori…
In sostanza, oggi la musica è cambiata.

Per questo mi ha colpito molto leggere ieri le opinioni di Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale, che a fronte delle autorevoli considerazioni registrate nei giorni passati, ha ritenuto di voler fare quella che, francamente, appare come una difesa d'ufficio sulla quale occorre forse fare qualche considerazione, con l'obbiettivo di cogliere le loro finalità presunte.

Elio Catania dice innanzitutto che "…Chi ha paura dell'innovazione fa male al Paese". Del resto come non dargli torto?
"…Bisogna aver paura di chi ha paura dell'innovazione e del cambiamento. Perché non solo è un approccio anti-storico, ma è anche un dibattito vecchio, superato e dannoso per il Paese…".
Ma a chi si riferisce Elio Catania?


Per Il Garante della Privacy gli Over The Top esercitano un potere  sottratto a qualunque regola democratica

Noi abbiamo registrato lo scorso 10 giugno quanto dichiarato da Antonello Soro Garante della Privacy, che in occasione della presentazione della Relazione annuale 2013 al Senato, ha esplicitamente fatto riferimento "…all'enorme potere politico dei giganti del web".
Nel suo intervento, Antonello Soro non ha nascosto la propria preoccupazione per lo strapotere dei colossi di internet.
"I giganti di internet - ha precisato il Garante - tendono a occupare, in modo sempre più esclusivo, ogni spazio di intermediazione tra produttori e consumatori, assumendo un potere che inesorabilmente si traduce anche in un enorme potere politico. Un potere sottratto a qualunque regola democratica".


Per Confindustria Radio TV Google & Co. competono senza sottostare a regole di mercato condivise

Abbiamo poi registrato l'11 giugno, appena un giorno dopo le esternazioni del Garante, le dichiarazioni di Rodolfo De Laurentiis, presidente di Confindustria RadioTV, altra organizzazione di Confindustria quindi, che ha dichiarato: "Di fatto i nuovi operatori Over The Top competono sullo stesso campo degli operatori radiotelevisivi tradizionali capitalizzando sui proventi pubblicitari e sulla vendita di contenuti, senza però sottostare a tutte quelle regole che si sono stratificate nel tempo per gli editori radiotelevisivi, tra cui: tetti alla pubblicità, obblighi di informazione imparziale, completa ed obiettive; obblighi di par condicio finalizzati a dare ampio rilievo a tutte le espressioni politiche; obiettivi di promozione delle opere europee attraverso quote di investimento e trasmissione prestabilite".
Ma De Laurentiis va anche oltre: "…I nuovi competitor si chiamano AppleGoogle e YouTube,NetflixAmazonYahooFacebook, e Twitter, per citarne alcuni. Nel settore televisivo hanno un impatto forte anche un altro tipo di operatori OTT, i costruttori di apparati televisivi: i portali proprietari delle smart TV si configurano in sistemi chiusi e indicizzatori con impatti delicati sotto il profilo dell'accesso ai contenuti e della pubblicità. Si tratta di operatori inediti per dimensioni, internazionalizzazione, sviluppo e tasso di innovazione, spesso impegnati in un'aggressiva politica di acquisizioni resa possibile dai risultati di bilancio, l'alta capitalizzazione di borsa e la liquidità disponibile".
De Laurentiis ha ricordato che "…Apple ha fatturato nel 2013 oltre 170 miliardi di dollari: 35 volte il fatturato di MediasetGoogle 60 miliardi di dollari, 17 volte. La capitalizzazione in borsa di Apple è oggi comparabile alla metà del valore complessivo della borsa italiana, ma in alcuni momenti in passato lo ha equiparato".


Carlo De Benedetti: "Abbiamo tutti paura di Google"

Abbiamo infine registrato, sempre l'11 giugno, l'articolo di Carlo De Benedetti, presidente delGruppo Editoriale L'Espresso, che ha lanciato l'allarme: "Abbiamo tutti paura di Google. Anche io. La più grande società editoriale al mondo non sarà mai in grado di fare concorrenza a Google e questo ha a che fare con la democrazia, perché una sana concorrenza editoriale è una garanzia per la democrazia".
Altro elemento sottolineato da De Benedetti nel suo intervento critico verso Google & Co. è che "…queste compagnie Over The Top non pagano le imposte nei paesi in cui operano".
"Gli editori non chiedono privilegi alla politica, ma la possibilità di competere a parità di condizioni. Google segua le regole che si applicano a tutti gli altri", ha concluso De Benedetti, sostenendo che l'epoca dei grandi giornali generalisti "è finita".
Necessario per De Benedetti cercare una via d'uscita: "La strada c'è - ha concluso - sarà difficile percorrerla da soli". Con un warning finale a chiusura di discorso: "ciarlatani e impostori attenti a voi perché noi editori continueremo il nostro lavoro".


Ma allora chi sono i nemici dell'Innovazione?

In conclusione, viene da chiedersi a chi si riferisse Elio Catania, considerata l'autorevolezza delle dichiarazioni sopra riportate e registrate in un arco di poche ore e la loro rilevanza sia per il peso istituzionale (Garante Privacy) sia per la rappresentanza imprenditoriale (Confindustria Radio TVCarlo De Benedetti). Verrebbe voglia di aggiungere che anche altre organizzazioni confindustriali come Confindustria Cultura, sono su posizioni ben differenti da Confindustria Digitale.

E allora, chi sono coloro che hanno paura dell'innovazione e che fanno male al Paese, a cui Elio Catania fa riferimento?
E da quali società dovremmo imparare? Vorrei qui ricordare che una delle più scandalose circostanze legate ad un progetto di promozione turistica del Paese era legata ad un sito come Italia.it, affidato per la modica somma di oltre 45 milioni ad una nota multinazionale americana dell'informatica. L'intera operazione lasciò sul tavolo il nulla assoluto.
O partiamo dall'assunto che Google & Co. siano l'innovazione con la quale dobbiamo digerire il bambino e l'acqua sporca, ovvero il nuovo e, a un tempo, le violazioni di regole che fanno comodo solo all'economia digitale americana e non alla nostra economia digitale, nostra e dell'Europa con il suo nascente Single Market.
L'assunto secondo il quale chi attacca (o si difende da) Google & Co. è contro l'innovazione sarebbe un paradigma fondamentalista e chiunque se ne facesse portavoce cercherebbe di imporre di fatto una Jihad digitale che non può avere spazio nell'Europa a cui guardiamo e nel Paese che amiamo.
Perché in questo caso ci sentiremmo tutti come Salman Rushdie.
Solo che a differenza di lui, continueremmo tutti a fare ciò che facciamo.

Fonte: http://www.key4biz.it/News/2014/06/13/Internet/giganti_del_web_OTT_Google__Co_Confindustra_Digitale_225478.html

Per una Syndication degli utenti che generano contenuti in Rete


di Glauco Benigni.
Attenzione! L'argomento che segue è importante per lo sviluppo dellaspecie umana digitalizzata. Si tratta del ruolo economico, altamente strategico, che la pubblicità ha assunto nel pianeta. Si tratta della sua perversa capacità di apparire quale risorsa indispensabile per chiunque voglia produrre (e vivere di) contenuti (Politica, Cultura, Scienza, etc...), ovvero tutta la catena dei media: dai Mainstream MassMedia fino all'utente attivo dei Social network, al blogger, allo youtuber di successo. 

Del rapporto MassMedia / Pubblicità è stato scritto e detto molto. Nulla o quasi è stato scritto invece sul rapporto tra Contenuti Generati dagli Utenti e inserzioni pubblicitarie, a lato o all'interno di tali Contenuti. L'argomento scotta perchè è in ballo il confronto/scontro epocale tra un paio di miliardi di Utenti Web su banda larga e (soprattutto) i Social network che stanno esercitando su di loro una ambigua seduzione senza precedenti.
È il confronto/scontro tra l'immenso serbatoio del talento collettivo e chi fornisce le infrastrutture digitali affinchè tale talento si manifesti, sia riconosciuto e eventualmente remunerato. è la dittatura occulta da parte dei Cacciatori e Finanziatori di Talenti. Non è più (solo) "a me gli occhi, please" ma: "portami milioni di occhi degli altri, se vuoi un po' di soldi", una pratica già abusata dalla tv commerciale, oggi conclamata dall'uso incauto della Rete.

Ecco un esempio che contiene gli elementi fondamentali della scena.

Mr. X, da una sua postazione fissa o mobile, un giorno apre un account su Youtube o Facebook o altra Comunità digitale e comincia, come si dice, "a caricare contenuti" di qualsiasi tipo. L'algido server remoto del Social network lo accoglie nell'infinito silenzio dei suoi terabytes come si accoglie un moscerino in un castello vuoto. Attenzione però!. da quel momento lo considera "un proprio utente". Lo ingabbia nei suoi termini e condizioni d'uso, si appropria dei suoi diritti d'Autore e comincia a monitorare le sue attività. I dati socioanagrafici e quelli relativi a scelte, gusti, relazioni privilegiate, le passa ai centri Ricerca dell'International Advertising Association (www.iaaglobal.org), operante sin dal 1938, e alla NSA in ottemperanza al Patriot Act.

Mentre invece tiene per sé le informazioni (di quantità) fornite dal Counter.

Ebbene sì, il Counter, questo sconosciuto, è uno dei più potenti agenti segreti in questa storia. È lo 007 con licenza di contare e certificare autorevolmente. È il Dio dei Numeri e dei Contatti.
L'ignaro, entusiasta Mr.X, tanto tenero quanto turgido di aspettative, comincia a "lavorare", sia per se stesso che per il Social Network e produce: musica, poesia, filmetti, coreografie, esperimenti scientifici, satira... financo critica sociale, magari distruttiva e anarcodigitale ma comunque sempre content. Un prodotto alfanumerico e/o audioviso che prima non c'era e poi c'è. Ore e ore di content: velocemente trasportabili, riproducibili, ri-editabili a distanza.
Nel caso di Youtube organizzate in forma di videoclips, sonorizzate in modo più o meno lecito, con grafica e testi a scorrimento... con "trovate" promozionali a basso costo. Mr. X è allegro: ha qualcosa da fare. Spera di uscire dal cono d'ombra della disoccupazione. Comincia a pensare che una certa parte del suo lavoro futuro sarà gestire un canale su Youtube (o fare un sito o simili attività)... vede che i suoi viewers aumentano: dalle centinaia alle migliaia, alle decine di migliaia... poi un giorno bucano le centinaia di migliaia e puntano verso i milioni di utenti. (D'accordo, la percentuale che buca il milione di utenti è relativamente bassa. Ma esiste e aumenterà.)
Il counter, nel frattempo, aggiorna i proprietari del Social network: «C'è un utente che "cresce". Cominciate gli inserimenti "leggeri" di pubblicità».
L'utente vede che nella sua pagina FB e/o nei suoi videoclips cominciamo a comparire inserzioni pubblicitarie. Ohibò ! Non capisce bene cosa stia succedendo. Da una parte gli scoccia il fatto di essere stato arruolato nel supermarket digitale, dall'altra si rende conto che lui/lei hanno cominciato ad uscire dalla fitta nebbia dell'anonimato e dell'indeterminazione mediatica. Il suo talento è finalmente riconosciuto dal Dio dei Numeri e del Denaro ? Intorno a lui il coro recita il mantra: «monetizza il tuo channel, monetizza il tuo blog, monetizza il tuo sito»... e Mr. X si convince. "Devo fare più viewers" si dice "più like, più seguaci". E lavora. Anche di notte. Anche in mobilità. Lavora e sogna. Sogna l'open source e intanto spende... compra... investe i propri risparmi in innovazione tecnologica. Consuma traffico telefonico. Smanetta allegro e si sente "contemporaneo", non più "escluso" anzi: "protagonista".
Compra strumenti di produzione migliori, compra/pirata software di postproduzione, scrive minisceneggiature, coinvolge amici e amiche che fa lavorare gratis e così via. Lavora ! Lavora in attesa che un mitico Qualcuno lo cerchi e gli proponga un contratto in tv, a teatro, all'Università, in qualche posto. Lavora in attesa che gli arrivi un'email da parte della sezione marketing del Social Network dove c'è scritto: «Complimenti! Sei proprio bravo, sai fare la comunicazione virale, ci piaci... e piaci anche alla nostra concessionaria di pubblicità che ha verificato che sei vendibile ai nostri inserzionisti. Vieni a trovarci». A lui/lei sembra un miracolo. Ma non è un miracolo: è la Rete ! È la rete che ha preso il pesce.

Mr. X si veste bene, va nell'ufficio marketing di Qualcuno e lì gli propongono uno straccio di accordo; non un vero contratto: un accordo vincolato alla riservatezza, un accordo regolato da norme non italiane, con il quale lui autorizza definitivamente gli inserimenti pubblicitari che verranno ovviamente decisi da Altri. E in cambio.? In cambio: "ogni 1000 viewers", secondo il famoso Cpt o CPM* (cost-per-thousand o cost-per-mille), avrà un Compenso.

* Cost per mille (CpM) è un indicatore comunemente usato nel settore pubblicitario. Radio, televisioni, giornali, pubblicità esterna e pubblicità online può essere venduta/acquistata sulla base di quanto costa mostrare la pubblicità per 1000 visualizzazioni/letture della stessa. È utilizzato nel marketing come unità di misura/ parametro al fine di calcolare il costo relativo di una campagna pubblicitaria o il costo di un singolo messaggio pubblicitario veicolato da un medium. Il CPM è la stima del costo di 1000 letture del messaggio pubblicitario stesso. Questa tradizionale formula di misurazione è stata utilizzato in seguito con modelli basati sulle prestazioni, come la percentuale di vendita o il costo per azione (CpA) il costo per click (CpC) etc...

Fissiamo bene a mente questi 3 concetti: viewers, cpt e compenso. È la triade di riferimento di un pezzo importante della nuova economia globale digitale. È la triade fondamentale che regola il Mercato del Lavoro in Rete su scala globale. La loro relazione è:
Compenso = cpt n. migliaia di viewers, paragonabile alla vecchia equazione: Salario = costo di un'ora lavoro n. ore lavorate. Si capisce bene che Chi (e Come) fissa il valore del "cpt" determina il valore del mercato nei diversi territori e nei diversi rami del web.

Qui si danno due possibilità.
1) La contrattazione sul valore del CpT avviene tra Mr. X e la Concessionaria che lo tiene per le palle. Mr. X non ha alcuna facoltà negoziale e si accontenta di ciò che gli viene offerto.
2) Il "patto leonino" è escluso: il CpT è il costo per contattare 1000 viewers su un dato territorio del pianeta; un valore fissato -"a monte" di qualsiasi negoziato- dalle Autorità.
Ovviamente la seconda ipotesi è "troppo democratica" per essere praticata. È un'ipotesi che darebbe certezze ai produttori di contenuti e pari dignità a ogni viewer potenziale acquirente di merci e servizi. Non se ne parla proprio! Quindi si applica la prima e si giunge in tal modo a effetti devastanti.
Effetto 1: siccome i viewers sono gli stessi Umani, con la stessa propensione al consumo e lo stesso potere di acquisto, sia che li raggiungi con la tv o con la stampa o con il web, il valore del CpT dovrebbe essere lo stesso che l'Inserzionista paga ai network tv o alla stampa. Invece è una frazione molto, molto minore.
Effetto 2: Mr. X pensa di essere indipendente invece è uno sfruttato alla catena di organizzazione dei consumi e del consenso mediatico digitale. Uno sfruttato, fra l'altro, privo di consapevolezza che tende ad autoschiavizzarsi.
Effetto 3: l'intera industria dei Media soffre perchè se gli inserzionisti, grazie al web, possono raggiungere lettori/viewers a costi molto più bassi, perchè dovrebbero continuare a pagare gli spazi sui Media tradizionali. Ne conseguono chiusure di gloriose testate, licenziamenti e superfetazione di sottosalariati. Qualcuno grossolanamente commenta: «E chi se ne frega . è il web che vince. Vuoi forse mettere le briglie al futuro?», ma sbaglia. Chi vince non è nè il web nè il Futuro. Vincono: la Dominant Minority, la Global Power Elite, la International Advertising Agency e i Grandi Inserzionisti Planetari.
Effetto 4: A causa dell'inesistente potere di contrattazione - nonostante i suoi milioni di viewers e talvolta l'ottimo lavoro svolto - ogni singolo Utente che genera Contenuti può essere fatto fuori velocemente non appena la sua linea editoriale diventa "intollerabile" per il modello di vita, di consumo e sviluppo proposto e difeso dagli inserzionisti pubblicitari e dai loro maggiordomi mascherati da Media, Agenzie Pubblicitarie o Social network.
Effetto 5: i Grandi Social Network, che furbescamente rivendicano un ruolo diverso dagli Editori tradizionali, che pretendono di essere un porto franco in nome del "fair use", muovendo sulla scacchiera globale, non pagano le tasse sui territori dove operano.

Per quanto sopra, la prima azione da fare è - utilizzando al massimo le esperienze della liquid democracy - costituire il Sindacato degli Utenti che Generano Content o Sindacato dei pro-sumers, affinchè al momento della contrattazione sul CpT si faccia riferimento a valori e norme proposti e difesi da un soggetto collettivo e non da un singolo indifeso che si accosta come un cucciolo festante a dei giganti planetari amorali e privi di qualsiasi etica.
Del resto, così come si organizzò la difesa del costo dell'ora lavoro nei luoghi di produzione di merci, nel secolo scorso, si tratta oggi diorganizzare la rappresentanza e la difesa del costo del lavoro in rete, quando tale "lavoro" viene utilizzato per scopi di business dagli Inserzionisti pubblicitari globali.
Per procedere è infine indispensabile un "cambio di prospettiva" e un cambio di definizioni: un UTENTE che genera contenuti in rete è un UTENTE (User) nei confronti del Social Network e di quant'altri che gli concedono opportunità di visibilità, ma è anche un PRODUTTORE (pro-sumer), ovvero un Lavoratore Precario che presta opera a favore di Chi gli offre "opportunity & visibility".
Il cerchio si sta chiudendo inesorabilmente: centinaia di milioni di giovani umani lavorano instancabilmente ad una catena di montaggio virtuale, solo apparentemente "libera e liberatoria", in realtà costruita e gestita da Poteri Molto Forti che stanno orientando una sottocultura tanto futile quanto aggressiva e stili di vita nefasti nei confronti dell'ambiente e della convivenza sostenibile. Prima o poi bisognerà prenderne atto!
Un approccio diverso alla questione andrebbe comunque previsto per quelle Aziende che "veramente" producono, generano lavoro e vendono sui propri territori di origine. In questo caso le Autorità dovrebbero prevedere un Cpt agevolato che funzioni da incentivo alla promozione delle loro merci e servizi. È una forma di "neoprotezionismo". Nonostante i molti trattati internazionali (che noi beotamente subiamo) il protezionismo è una pratica abitualmente adottata, fra gli altri, sia dagli Usa, che dalla Cina e dal Regno Unito. Andate a verificare e scoprirete che è vero.

A conclusione linkiamo un Editoriale del Direttore di K4Biz, Raffaele Barberio, che riassume il dibattito in corso in Italia sui Giganti del Web.

Fonte: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=105247&typeb=0&Per-una-Syndication-degli-utenti-che-generano-contenuti-in-Rete

martedì 10 giugno 2014

Latte patrimonio dell’umanità?

"Il latte deve diventare patrimonio Unesco".
Questa è la proposta lanciata da Assolatte in vista del World Milk Day del primo giugno.
La bevanda più diffusa al mondo, dopo l'acqua e forse prima della Coca-Cola, è fondamentale per la sopravvivenza di 750 milioni di persone. Dicono le associazioni che guadagnano enormi quantità di denaro proprio grazie al latte e derivati.
Secondo un rapporto FAO il latte è "un alimento consumato da 6 miliardi di persone".
Perché farlo diventare patrimonio dell’umanità, proprio in questo momento?
Risponde Adriano Hribal, delegato della presidenza di Assolatte: “in questo modo non solo vogliamo far riconoscere il valore e il ruolo del latte, ma vogliamo anche difendere questo straordinario prodotto dagli attacchi di chi si diverte a demonizzarlo con motivazioni prive di fondamento scientifico, tentando di sostituirlo con altre bevande”.Forse alle industrie casearie stanno tremando non solo i polsi, ma anche le ginocchia (pregne di latte?) perché i grafici dei loro fatturati stanno scendendo?
Questo forse dipende dal fatto che sempre più persone stanno prendendo coscienza e consapevolezza che l’alimento considerato il più sano e migliore al mondo, non è poi così tanto sano come ci raccontano, anzi. Sempre più persone (soprattutto i più piccoli) infatti manifestano serie intolleranze e/o allergie. Ciò non è così impossibile, visto che tale alimento la Natura lo ha predisposto per gli animali della STESSA specie.
L’uomo è infatti l’unico animale in natura che beve il latte di un’altra specie animale. L’unico animale che mantiene in cattività altri animali usandoli per meri scopi gastronomici-culinari e/o pseudoscientifici (vivisezione e sperimentazione). L'uomo è l’unico animale che artificialmente rende e mantiene gravide centinaia di milioni di povere vacche (vere e proprie macchine lattifere) sottraendo loro il latte destinato ai vitellini, per berlo e/o usarlo nell'industria.
Possiamo veramente credere che tali comportamenti e azioni innaturali, contro-natura siano privi di effetti collaterali (reazioni)?
Vediamo ora - alla faccia della demonizzazione con motivazioni prive di fondamento scientifico - qualche dato ufficiale sulla bontà del latte.
OsteoporosiL'assunzione del latte è reclamizzata per la prevenzione dell'osteoporosi, sebbene la ricerca clinica pervenga a conclusioni differenti.
L'Harvard Nurses' Health Study [1], che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, ha mostrato che l'aumentato consumo di latte non solo non avrebbe alcun effetto protettivo sul rischio di fratture, ma l'aumentata introduzione di calcio attraverso latticini era associato con un rischio di fratture più elevato!
Uno Studio Australiano [2] è pervenuto al medesimo risultato.
Inoltre altri Studi [3, 4] non hanno evidenziato alcun effetto protettivo sull'osso da parte del Calcio proveniente dai derivati del latte. Per ridurre il rischio di osteoporosi, va ridotta l'assunzione con la dieta di Sodio e di Proteine animali [5,6], aumentato il consumo di frutta e verdura [8], l'attività fisica [9], e va assicurato un adeguato introito di Calcio da fonti vegetali, come ad esempio la verdura a foglia verde ed i fagioli, come pure prodotti addizionati di Calcio tipo i cereali per la colazione ed i succhi.
Eccesso proteicoIl latte vaccino è perfetto per i vitelli, perché hanno una velocità d’accrescimento fisico notevolmente superiore a quella umana (raddoppiano il proprio peso dopo appena 47 giorni dalla nascita, mentre il neonato dell’uomo lo raddoppia in circa 180 giorni).
Il latte vaccino contiene dal 3,5% al 5% di proteine (caseina e non solo), contro lo 0,9-1,0% del latte umano. Questa notevolissima quantità di proteine in più nel latte di vacca, costituisce un’autentica overdose proteica per un essere umano. E’ risaputo che quando le proteine superano il normale fabbisogno, l’eccesso determina un sovraccarico per tutti gli organi in particolar modo per fegato e reni.
Malattie cardiovascolariTutti  i latticini (formaggio, gelati, latte, burro e yogurt) contribuiscono significativamente ad elevare il contenuto di colesterolo e grassi nella dieta [10].
Le diete ad elevato contenuto di grassi, soprattutto grassi saturi, possono aumentare il rischio di parecchie malattie croniche, comprese le malattie cardiovascolari. Una dieta a base di prodotti vegetali, povera di grassi e che elimini i derivati del latte, in combinazione con attività fisica, abolizione del fumo e controllo dello stress, può non solamente prevenire le malattie cardiache, ma addirittura renderne reversibile il decorso [11].
CancroAlcuni tumori, soprattutto quelli ormosensibili (ovaio, seno, prostata), sono stati messi in stretta relazione con il consumo di latticini, per via della quantità enorme di ormoni contenuti nel latte.
Lo zucchero contenuto nel latte, il lattosio, viene scisso nell'organismo ottenendo un altro zucchero, il galattosio e questo viene ulteriormente catabolizzato da enzimi.
Secondo uno Studio del dr. Daniel Cramer e collaboratori a Harvard [12], quando il consumo di latticini eccede quantitativamente la possibilità enzimatica di catabolizzare il galattosio, questo può accumularsi nel sangue e danneggiare le ovaie femminili. Alcune donne possiederebbero inoltre livelli di questi enzimi particolarmente bassi, ed il consumo regolare di derivati del latte può triplicare in loro il rischio di sviluppare cancro ovarico.
I tumori della mammella e della prostata sono pure stati messi in relazione con il consumo di derivati del latte, correlazione presumibilmente riferibile, almeno in parte, ad aumentati livelli plasmatici di un composto denominato Insulin-like Growth Factor (IGF-I) [13, 14, 15].
Questo fattore, isolato nel latte vaccino, è stato ritrovato a livelli plasmatici elevati nei soggetti che consumino regolarmente latticini [16].
Altri principi nutritivi che aumenterebbero i livelli di IGF-I sono pure presenti nel latte vaccino.
Uno Studio recente mostra come soggetti maschili che presentino elevati livelli di IGF-I avrebbero un rischio quattro volte maggiore di sviluppare cancro prostatico, quando confrontati con i soggetti nei quali i livelli di questo fattore siano bassi [14].
DiabeteIl Diabete insulino-dipendente (tipo I) è correlato al consumo di latticini.
Studi epidemiologici in diversi Paesi dimostrano la presenza di una forte correlazione tra l'uso di latticini e l'incidenza di diabete insulino-dipendente [17, 18].
Alcuni ricercatori nel 1992 [18] hanno individuato una proteina specifica del latte che innescherebbe una reazione autoimmunitaria, che si pensa sia in grado di distruggere le cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina. 
Nel grafico qui sopra, l’incidenza del diabete di tipo-1 cresce con il crescere del consumo di caseina (la principale proteina del latte e derivati). I paesi maggior consumatori di latte e derivati come Svezia e Finlandia, sono i paesi con il maggior numero di bambini diabetici e di fratture ossee.
Intolleranza al LattosioL'intolleranza al Lattosio è un fenomeno comune in molte popolazioni, e negli USA colpisce circa il 95% dei soggetti di origine asiatica, il 74% dei nativi, il 70% dei soggetti di origine africana, il 53% dei soggetti di origine messicana, mentre colpisce il 15% dei soggetti di razza caucasica [19].
La sintomatologia, che include problemi gastrointestinali, diarrea e flatulenza, compare perchè l'organismo di questi individui non possiede gli enzimi deputati alla digestione dello zucchero presente nel latte, il lattosio, appunto. In più oltre ad essere vittime di questi problemi, coloro che bevono latte rischiano di diventare soggetti a rischio di sviluppare altre malattie croniche ed altri disturbi.
Tossicità da Vitamina DIl consumo di latte non fornisce una fonte valida ed affidabile di Vitamina D nella dieta.
Differenti campioni di latte sono stati trovati contenere quantità molto variabili di questa vitamina, in alcuni campioni era presente una quantità 500 volte superiore a quella indicata, mentre altri campioni di latte ne contenevano quantità insufficienti o addirittura assente [20, 21].
Un eccesso di vitamina D può essere tossico e può essere responsabile di un eccessivo aumento dei livelli di calcio in sangue ed urine, di aumentato assorbimento di alluminio e di depositi di calcio nei tessuti molli (calcificazioni ectopiche, NdT).
ContaminazioneOrmoni sintetici come ad esempio il ricombinante dell'ormone della crescita bovino (rBGH), sono comunemente usati nelle mucche da latte per aumentare la produzione di latte [13]. Visto che le mucche producono quantità di latte in eccesso rispetto a quanto previsto dalla natura, sono vittime di mastiti od infiammazioni delle mammelle. Il trattamento di queste patologie richiede l'uso di antibiotici, e tracce di questi farmaci e di ormoni sono stati rilevati in campioni di latte e di latticini. Altre sostanze che contaminano frequentemente il latte sono i pesticidi ed altri farmaci.
Secondo l’OMS, il 50% degli antibiotici prodotti in Europa (10.000 tonnellate) viene usato negli allevamenti intensivi, mentre negli USA tale percentuale raggiunge il 75%.
L’UCS (Union of Concerned Scientists) calcola che sono oltre 11.000 le tonnellate di antibiotici somministrati in USA, per uso non terapeutico, di cui 6.000 tonnellate illegali nell’Unione Europea.
Il problema della pastorizzazioneLa pastorizzazione è il processo di riscaldamento cui vengono sottoposti il latte ma non solo.
Generalmente le temperature possono variare da 54 a 70° C e per tempi compresi tra i 20 e i 30 minuti. I nuovi metodi "flash" (UHT) riscaldano il latte da 65 a 76°C per 15-22 secondi.
In questo modo si distruggono i batteri patogeni e si ritarda lo sviluppo di altri batteri.
Ma tale calore è sufficiente però a distruggere i batteri lattici come il Lactobacillus acidophilus, che contribuiscono a sintetizzare la vitamina B nel colon umano. Acidificando il latte che poi coagula, i batteri lattici tengono i batteri della putrefazione sotto controllo.
Il paradosso è che proprio la pastorizzazione distrugge le proprietà battericide del latte stesso!
Uno dei principali vantaggi commerciali della pastorizzazione è che il produttore può permettersi una maggiore sporcizia. Infatti gli standard qualitativi degli animali che producono latte crudo sono considerevolmente più alti di quelli dei soggetti che producono latte da pastorizzare.La pastorizzazione compromette il potere nutrizionale, perché è risaputo che il riscaldamento di qualsiasi alimento oltre i 45-50 °C determina la distruzione degli enzimi, i trasformatori biochimici. Nel latte pastorizzato si perde la fosfatasi enzimatica che è necessaria all'assimilazione del calcio. Senza tale enzima il calcio non viene correttamente assimilato dalle cellule e dall’apparato scheletrico.
Con la cottura, la perdita delle vitamine lipo-solubili (A ed E) può aumentare di oltre due terzi, mentre la perdita della vitamina B e C può arrivare fino all'80%.
Problemi per la salute dei bambiniProteine del latte, zuccheri del latte, grassi e grassi saturi presenti nei latticini possono essere causa di rischi per la salute nei bambini, portando allo sviluppo di malattie croniche quali obesità, diabete e formazione di placche arteriosclerotiche, causa in seguito di patologia cardiaca.L'American Academy of Pediatrics raccomanda che ai bambini al di sotto dell'anno di vita non venga somministrato latte vaccino intero, poichè la carenza di Ferro è più probabile quando la dieta sia ricca di latticini. I prodotti del latte sono molto poveri di Ferro.
Se dovessero costituire una grossa parte della dieta, è più probabile si sviluppi una carenza di Ferro [10].
Le coliche addominali sono un ulteriore problema correlato al consumo di latte. Un bambino su cinque soffre di coliche. I pediatri ne hanno individuato da tempo la causa nel latte vaccino.
Sappiamo ora che quando la madre che allatta al seno il bimbo consumi latte vaccino, il bambino può andare incontro a coliche addominali. Gli anticorpi della mucca possono passare, attraverso il circolo ematico materno, nel latte materno stesso e da qui al bimbo [22].
Inoltre le allergie alimentari appaiono essere comunemente causate dal consumo di latte, soprattutto nei bambini.
Uno Studio recente [23] mette anche in correlazione il consumo di latte vaccino con la stipsi cronica del bambino. I ricercatori suggeriscono che il consumo di latte provochi ragadi od altre lesioni perianali e severo dolore alla defecazione, provocando così stipsi.
Bambini affetti da otiti, tracheiti, catarri a ripetizione sono guariti sopprimendo i latte e derivati.
L’insonnia dei neonati è di solito da addebitare alla somministrazione di latte vaccino.
Il latte ed i suoi derivati non sono necessari nella dieta e possono, in effetti, essere dannosi per la salute. Consumate una sana dieta a base di granaglie, frutta, verdura, legumi, cibi fortificati quali i cereali ed i succhi.
Questi cibi, carichi di principi nutritivi, possono aiutarvi a soddisfare le esigenze individuali di calcio, potassio, riboflavina e vitamina D con facilità e senza rischi per la salute.
Latticini e rischio ParkinsonUn interessante studio prospettico dell’Università di Harvard durato 9 anni su 130.000 persone, poi pubblicato su AM J Epidemiology, ha valutato l'associazione tra il consumo di latticini e il rischio di malattia di Parkinson. [24]
Il risultato è che il consumo di latticini è associato positivamente con il rischio di tale patologia.
Tra i consumatori di latticini, indipendentemente dal sesso, è stato trovato un rischio maggiore.
Il vero e unico LatteL’unico latte di cui abbisogna il piccolo dell’uomo è quello che sgorga amorevolmente dal seno materno.
Questo è il latte vero e unico che la Natura ha predisposto per l’uomo. Tutto il resto è pura propaganda!!!

 

Physicians Commitee for Responsible Medicine - www.pcrm.org

Fondata nel 1985, PCRM è un'organizzazione senza scopo di lucro, sostenuta da 5.000 medici e da 100.000 iscritti.

PCRM
5100 Wisconsin Ave., Suite 404
Washington, D.C. 20016
Phone: 202-686-2210, Fax: 202-686-2216, E-mail: pcrm@pcrm.org.
References (Bibliografia)
  1. Feskanich D, Willett WC, Stampfer MJ, Colditz GA Milk, dietary calcium, and bone fractures in women: a 12-year prospective study, Am J Public Health 1997 Jun;87(6):992-7.
  2. Cumming RG, Klineberg RJ Case-control study of risk factors for hip fractures in the elderly, Am J Epidemiol 1994 Mar;139(5):493-503.
  3. Huang Z, Himes JH, McGovern PG Nutrition and subsequent hip fracture risk among a national cohort of white women, Am J Epidemiol 1996 Jul 15;144(2):124-34.
  4. Cummings SR, Nevitt MC, Browner WS, Stone K, Fox KM, Ensrud KE, Cauley J, Black D, Vogt TM Risk factors for hip fracture in white women. Study of Osteoporotic Fractures Research Group, N Engl J Med 1995 Mar 23;332(12):767-73.
  5. Finn SC The skeleton crew: is calcium enough?, J Womens Health 1998 Feb;7(1):31-6.
  6. Nordin CBE Calcium and Osteoporosis, Nutrition 1997;3(7/8):664-86.
  7. Reid DM, New SA Nutritional influences on bone mass, Proc Nutr Soc 1997 Nov;56(3):977-87.
  8. Tucker KL, Hannan MT, Chen H, Cupples LA, Wilson PW, Kiel DP Potassium, magnesium, and fruit and vegetable intakes are associated with greater bone mineral density in elderly men and women, Am J Clin Nutr 1999 Apr;69(4):727-36. (e-mail: tucker@hnrc.tufts.edu)
  9. Prince R, Devine A, Dick I, Criddle A, Kerr D, Kent N, Price R, Randell A The effects of calcium supplementation (milk powder or tablets) and exercise on bone density in postmenopausal women, J Bone Miner Res 1995 Jul;10(7):1068-75.
  10. Pennington JAT Bowes and Churches Food Values of Portions Commonly Used, Lippincott 1998;17th ed, New York.
  11. Ornish D, Brown SE, Scherwitz LW, Billings JH, Armstrong WT, Ports TA, McLanahan SM, Kirkeeide RL, Brand RJ, Gould KL Can lifestyle changes reverse coronary heart disease? The Lifestyle Heart Trial,Lancet 1990 Jul;336(8708):129-33.
  12. Cramer DW, Harlow BL, Willett WC, Welch WR, Bell DA, Scully RE, Ng WG, Knapp RC Galactose consumption and metabolism in relation to the risk of ovarian cancer, Lancet 1989 Jul 8;2(8654):66-71.
  13. Outwater JL, Nicholson A, Barnard N Dairy products and breast cancer: the IGF-I, estrogen, and bGH hypothesis, Med Hypotheses 1997 Jun;48(6):453-61.
  14. Chan JM, Stampfer MJ, Giovannucci E, Gann PH, Ma J, Wilkinson P, Hennekens CH, Pollak M Plasma insulin-like growth factor-I and prostate cancer risk: a prospective study, Science 1998 Jan 23;279(5350):563-6. (e-mail: jmlchan@hsph.harvard.edu)
  15. World Cancer Research Fund Food, nutrition and the prevention of cancer: a global perspective, American Institute of Cancer Research 1997;Washington DC.
  16. Cadogan J, Eastell R, Jones N, Barker ME Milk intake and bone mineral acquisition in adolescent girls: randomised, controlled intervention trial, BMJ 1997 Nov 15;315(7118):1255-60.
  17. Scott FW Cow milk and insulin-dependent diabetes mellitus: is there a relationship?, Am J Clin Nutr 1990 Mar; Vol 51(3):489-491.
  18. Karjalainen J, Martin JM, Knip M, Ilonen J, Robinson BH, Savilahti E, Akerblom HK, Dosch HM A bovine albumin peptide as a possible trigger of insulin-dependent diabetes mellitus, N Engl J Med 1992 Jul;327(5):302-7. Published erratum appears in N Engl J Med 1992 Oct;327(17):1252.
  19. Bertron P, Barnard ND, Mills M Racial bias in federal nutrition policy, Part I: The public health implications of variations in lactase persistence, J Natl Med Assoc 1999 Mar;91(3):151-7.
  20. Jacobus CH, Holick MF, Shao Q, Chen TC, Holm IA, Kolodny JM, Fuleihan GE, Seely EW Hypervitaminosis D associated with drinking milk, N Engl J Med 1992 Apr 30;326(18):1173-7.
  21. Holick MF Vitamin D and bone health, J Nutr 1996 Apr;126(4 Suppl):1159S-64S.
  22. Clyne PS, Kulczycki A Jr Human breast milk contains bovine IgG. Relationship to infant colic?, Pediatrics 1991 Apr;87(4):439-44.
  23. Iacono G, Cavataio F, Montalto G, Florena A, Tumminello M, Soresi M, Notarbartolo A, Carroccio A Intolerance of cow's milk and chronic constipation in children, N Engl J Med 1998 Oct 15;339(16):1100-4.
  24. Chen H, O'Reilly E, McCullough ML, Rodriguez C, Schwarzschild MA, Calle EE, Thun MJ, Ascherio A. Consumption of dairy products and risk of Parkinson's disease., Am J Epidemiol. 2007 May 1;165(9):998-1006


Fonte: http://www.disinformazione.it/latte_unesco.htm