mercoledì 26 febbraio 2014

Sceneggiature e sceneggiate


di Piotr.

Sceneggiatura. L'Ucraina
1. Quando nel mio post di un mese fa ho scritto che prevedevo che l'Ucraina stesse per diventare la Siria europea, la profezia era purtroppo molto facile.
Tutto si è ripetuto da copione. Mi viene in mente la barzelletta del carabiniere che va due volte a vedere Ben Hur perché pensa che possa cambiare il risultato della corsa delle bighe.
No. Il risultato è lo stesso ovunque Cia, Nato e suoi uffici specializzati in "rivoluzioni colorate", con contorno di Ong e di media e intellettuali progressisti (che sono diventati i nemici giurati di ogni ipotesi di emancipazione umana, comunque la si declini, vuoi con Marx, vuoi con Gesù o vuoi soltanto per puro amore di noi stessi, dei nostri figli e dell'Umanità e della Natura).
Il risultato è lo stesso perché il copione è esattamente lo stesso. Persino la pretesa "morte in diretta" dell'infermiera. Quando l'ho vista mi è subito venuta in mente la "morte in diretta" di Neda Soltan a Teheran. Ve la ricordate? Fece piangere indignato tutto il cortile della distopia ginocratica di sinistra, con a capo Lidia Menapace, più propriamente detta Menaguerra da quando votò a favore delle nostre missioni sub-imperiali a fianco degli Usa con motivazioni pseudo-poetico-intellettuali da presa per il culo.
Tutta la sinistra, da quella rossobruna al Parlamento (spiegherò in un altro post perché "rossobruna") a quella confusionaria e disorientata fuori dal Palazzo, trainata dalle ginocrati si mise allora a piangere una sedicenne, ma anche ventunenne, ma anche ventiseienne, che aveva un volto ma anche un altro, che aveva un papà che la prese tra la braccia morente ma che invece era anche il suo insegnante di musica, che aveva un fidanzato che dichiarò come Neda fosse determinatissima ad andare a quella manifestazione, ma anche il suddetto insegnante di musica che dichiarò invece che erano rimasti imbottigliati in auto per caso in quella manifestazione, che era musulmana ma anche cristiana, che fu seppellita ma anche fatta sparire dal "regime". E soprattutto, che era morta ma anche viva, perché resuscitò in buona salute in Germania.
Ragazzi! Che superbo ma-anchismo. Nemmeno Veltroni.

2. Insomma, amica veritas, sed magis amicum imperium.
La nostra infermiera ucraina ci ha messo un solo giorno a resuscitare, ma in quel breve lasso di tempo si sono riscatenate le lacrime dirittumaniste ma di fatto imperiali di tutti, di tutta la destra come di tutta la sinistra.
Dato che il copione era noto, le lacrime erano state preparate da tempo, pronte per essere distribuite ai buonisti moderati e a quelli estremisti. Preparate assieme ai titoloni.
"Kiev brucia, guerra civile!" titolava Venerdì scorso La Repubblica. E faceva fatica a nascondere la soddisfazione. Da quanto tempo infatti i suoi stakeholders Nato e Cia stavano preparando questo risultato!
Pensate che non sia così? Ma dai! Abbiamo visto il bacio in bocca tra John Kerry e Oleh Tiahnybok, Führer dei nazisti che hanno tenuto in ostaggio le piazze ucraine. E non finisce lì. Da quelle piazze è trapelata da tempo la notizia del soldo dei "manifestanti democratici": 100grivnia (8 euro) per le persone normali, 300 grivnia (25 euro) per gli studenti. Ed è stato anche spifferato che il più munifico "datore di lavoro" nelle piazze insanguinate di Kiev è il Konrad Adenauer Stiftung, legato alla CDU della Merkel (l'Unica in Europa che ci guadagnerebbe qualcosa).
Tanto è vero che l'Assistant Secretary of State, Victoria Nuland (quella del famoso «In culo l'Unione Europea»), si è sentita sollevata e ha deciso di fare outing dichiarando lo scorso dicembre al National Press Club che gli Usa avevano «investito» 5 milioni di dollari per organizzare un "network" finalizzato a «raggiungere gli obiettivi statunitensi in Ucraina».
A parte il fatto che se questa signora, che la sinistra statunitense(ma non la nostra!) definisce "a rabid warmonger", cioè unaguerrafondaia affetta da rabbia, ammette cinque milioni, allora evidentemente devono essere stati almeno cinquanta, a parte ciò chiediamoci da cosa è fatto il suddetto "network"? Ma lo sappiamo benissimo: dalla rete di partiti e partitini neonazisti di cui è affetta l'Ucraina.
Eccoli qua sotto, i nostri vecchi amici, nelle loro migliori estrinsecazioni democratiche di piazza (ricorda qualcosa?).




Ed eccoli eseguire gli ordini finali:



Sapete, no, a cosa servono i fucili di precisione (che la polizia ucraina non ha in dotazione nelle piazze)? Servono a fare cecchinaggio, quello stesso cecchinaggio sulla folla che poi metodicamente verrà incolpato al governo in carica.
Questo fa parte integrante del copione.
Non ci credete ancora? L'Occidente non fa di queste cose? Noi non organizziamo i massacri?Occidente brava gente? State allora a sentire, perché è istruttivo.
Audrius Butkiavicius era a capo della sicurezza della capitale lituana quando il 13 gennaio 1991 qualcuno sparò sulle migliaia di manifestanti che si erano radunati attorno alla torre della televisione di Vilnius, uccidendo 14 persone.
In seguito questo losco figuro è diventato ministro della difesa (integrata nella Nato). Nel 2000 rilasciò un'intervista alla giornalista Natalia Lopatinskaja del giornale lituano in lingua russaObzor:
Domanda: Fu lei a pianificare i morti di quel gennaio?
Risposta: Sì... io non posso certo giustificarmi di fronte ai parenti delle vittime, ma davanti alla storia posso farlo. Voglio aggiungere: quelle vittime inflissero un colpo decisivo alle due principali colonne del potere sovietico, l'esercito e il KGB. Lo dico apertamente, sì io ho organizzato tutto ciò. Avevo lavorato per lungo tempo nell'Istituto Einstein, con il professor Gene Sharp, che si occupava di quella che allora si chiamava difesa civile. Cioè di guerra psicologica. Sì, io pianificai come mettere l'esercito sovietico in una posizione psicologica tale che ogni ufficiale avrebbe dovuto vergognarsi di farne parte.

Quelle erano le "Primavere baltiche" a cui il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, non a caso paragonò in seguito le "Primavere arabe": «Quando guardo all'Europa centrale e orientale, sono estremamente ottimista riguardo il futuro che possiamo raggiungere in Nord Africa».
Purtroppo alla sinistra non basta nemmeno farle i disegnini. Tutta presa dai suoi piagnucolosi miti e dalle sue nostalgie per il bel tempo andato, quando c'erano i buoni e i cattivi, gli indiani e i cow-boy, finisce per scodinzolare di fronte anche alle più sputtanate azioni imperiali. Basta, per l'appunto, che gli si dica "i buoni stanno lì e i cattivi là". Poi il suo bisogno irrazionale di credere in qualcosa fa il resto (e a volte ha persino la spudoratezza di definirsi marxista).
In Venezuela si ritenta oggi per l'ennesima volta il medesimo copione. Per ora siamo all'inizio. Ma facile facile, tra poco arriveranno i cecchini. Lo dice la sceneggiatura. Dovete guardare assolutamente questo video, perché la sceneggiatura è tutta lì e vale per il Venezuela, l'Ucraina, la Siria, la Libia, l'Iran e per tutti i Paesi nel mirino dell'impero; anche per noi se occorresse (immaginatevi le parti): http://www.youtube.com/watch?v=ZB3Zzm7bEkQ

In Ucraina adesso si parla di accordo, di governo di unità nazionale. Staremo a vedere, perché una cosa a me sembra chiara: la Nato non mollerà finché l'Ucraina non sarà balcanizzata e la Russia vi si opporrà con tutte le forze..


Sceneggiata. La mercificazione imperiale del corpo
1. Ho avuto già modo di dire che la mercificazione del corpo a scopi di conquista imperiale, l'esibizione ad esempio dei corpi nudi delle donne come strumento di marketing della superiore civiltà occidental-imperialista, per me è una delle più laide forme di pornografia.
Le Femen sono parte di queste agenzie di marketing, così come le Pussy Riot in Russia.
All'allegra brigata non poteva non aggiungersi Vladimir Luxuria.
Le ultime notizie note sull'attività politica di questa signora è che strizzava l'occhiolino al Cavaliere dopo un temporaneo passaggio al servizio del saltimbanco mediatico Bertinotti.
Ora, come ben si sa, Vladimir Luxuria è stata fermata per un paio d'ore dalla polizia a Soci. Le agenzie dicono a causa di bandiere e cartelli pro omosessualità. Eccola qui sotto, "maltrattata" dagli agenti russi in borghese.
Bene. Parliamoci chiaro, il signor Wladimiro Guadagno non è al soldo di Obama. Aveva solo la necessità di rinverdire gli allori mediatici da tempo appannati e lo ha fatto come è richiesto dalla società dello spettacolo e come era in grado di fare, cioè come compartecipe alle insulsaggini dirittumaniste della sinistra. In altre parole, il signor Guadagno è la prova che l'impero non agisce solo con commitment diretti, ma forse ancor di più creando un milieupolitico e culturale paludoso. Un milieu rivolto prevalentemente alla sinistra, che possa affascinarla. Per un motivo ovvio: la destra è già al fianco dell'impero mentre la sinistra deve essere costantemente rassicurata che se appoggia l'impero, lo fa per cause buone e giuste. Per dirla brutalmente, la sinistra ha sempre bisogno di essere un po' masturbata, così si acquieta.
Il lavoro imperiale è ben fatto, perché i miasmi della palude entrano nei polmoni di tutti, anche inconsapevolmente.
Non so quanto sia inconsapevole Vladimir Luxuria, fatto sta che pensare che la comunità gay italiana sia rappresentata da questa persona è raggelante. Per fortuna non è così. Questa pretesa ce l'ha però Vladimir Luxuria che si è sentita investita del ruolo di rompighiaccio nella fredda Soci fregandosene di come la pensasse la comunità gay russa (si veda sotto).
Le lobby nascono in vari modi tra i quali anche l'autoinvestitura. Ma se la lobby di un settore industriale rappresenta proprio quel settore industriale, quando si tratta di fenomeni sociali e culturali la cosa è ben diversa, e così la lobby omosessuale sta agli omosessuali come quella ebraica sta agli ebrei. Con complicazioni in più di carattere ideologico e culturale, le relazioni sono come quelle del board di una corporate con i lavoratori di una sua controllata. Il loro compito è quello del vantaggio dei membri della combriccola, indipendentemente dal fatto che si possa creare un danno ai propri presunti rappresentati (sia chiaro che qui essere omosessuali o ebrei è del tutto accidentale, perché queste dinamiche sono comuni a tutti i gruppi di "rappresentanti" e di "facenti vece"; pensiamo, purtroppo, a cosa diventò il già glorioso Partito Bolscevico).


 

2. Ora, per favore, non incominciamo con la solfa che a me piace Putin. Non è così perché a me non piace nessun potente. Sto solo cercando di ragionare su un fatto abbastanza insignificante che però è paradigmatico di quelle dinamiche che hanno portato la sinistra, anche radicale, a fare da cassa di risonanza del "senso comune dell'avversario all'attacco"(espressione di Rossana Rossanda, felice ma molto, molto antica). Ovviamente qui parlo di sinistra come insieme di fenomeni culturali e non necessariamente politici.
Ad ogni modo qualche precisazione è dovuta, data la generale disinformazione che ci viene riversata addosso. Per prima cosa, la contestata legge non è "di Putin", perché è stata votata da tutti i partiti, anche quelli d'opposizione.

 

In secondo luogo, la legge non proibisce l'omosessualità ma la «propaganda di orientamenti sessuali non tradizionali davanti a minori». Le pene previste non contemplano la Siberia come qualche sciocco si è subito affrettato a dire, bensì multe che vanno dai quattromila ai cinquemila rubli (circa 100-125 euro) per il cittadino comune al milione di rubli (circa 19.000-23.400 euro) per chi ha un ruolo nella magistratura. Gli stranieri, infine, sono punibili con una multa fino a 100.000 rubli e possono essere detenuti per 15 giorni ed espulsi (questo è l'aspetto geopolitico della legge, se così possiamo dire).
Se per "propaganda di orientamenti sessuali" si intendono adescamenti e pornografia, questo è proibito dappertutto, che siano tradizionali o meno. Penso però che il problema sia meno banale. Mi chiedo, infatti, se con "tradizionale" si intende l'usare i termini "papà" e "mamma" davanti a bambini e con "non tradizionale", invece, "genitore 1" e "genitore 2" come qualcuno politicamente corretto vorrebbe fare da noi. Si capisce subito che se si vuole entrare nel merito di quella legge, si entra in un bel ginepraio, più facile da districare col machete dell'ideologia che scostando i rami e le spine con pazienza, gentilezza e sensatezza.
Comunque cercherò d'informarmi, perché solo in questo caso ci sarebbe discriminazione.
Fatto sta che Nikolay Alexeyev, leader gay e attivista LGBT, con alle spalle anni di battaglie per i diritti degli omosessuali e tentativi spesso repressi di organizzare gay pride a Mosca, per nulla amante di Putin, ha dichiarato che pur non approvando la legge ritiene che definirla "persecutoria" sia esagerato.
E fatto sta che il famoso ballerino gay Dmitry Oskin ha dichiarato: «Putin non è un omofobo. Amo Putin, lui è grande. Ha fatto un sacco di cose buone per la Russia. E' il mio presidente preferito Lo rispetto». Il ballerino fa l'ossequioso perché vivendo in Russia vuole fare carriera? Proprio per niente: Oskin si è trasferito da quattro anni a Londra dove si è unito civilmente al suo compagno.
3. Strano, eh? Non è che la realtà sia diversa da come ce la raccontano? Certo, a volte si fa una fatica infernale a cercare un po' di controinformazione. Una volta la sinistra la faceva, adesso la sua controinformazione si discosta a stento dall'informazione mainstream e quando se ne discosta è quasi esclusivamente su questioni di politica economica, come se tutto si riducesse a quella sfera.
Putin può sicuramente fare della propaganda quando esalta l'arte di Tchaikovsky affermando che quando una persona è meritevole, è meritevole e basta, indipendente dal suo orientamento sessuale. Però è un dato di fatto che il duo lesbico t.A.T.u. abbia cantato alla cerimonia d'inaugurazione dei Giochi Olimpici di Soci, come si può vedere sopra.
Ora però le cose si fanno più serie e vi prego di prestare attenzione al ragionamento che segue.
Tutti si ricorderanno della grande performance di Vladimir Luxuria all'indegno reality chiamato "L'Isola dei Famosi". L'isola si trovava in Honduras. Il 28 giugno del 2009 il presidente democraticamente eletto di quel Paese, Manuel Zelaya, accusato di essere favorevole a HugoChávez (che riposi in pace) fu arrestato dai militari fascistoidi formatisi alla famigerata "Scuola delle Americhe" in un colpo di stato tramato in prima persona dall'entourage dell'allora Segretario di Stato Hillary Clinton, altra losca virago per la quale stravedono tutti dalManifesto a Repubblica. Io mi ricordo bene gli ammiccamenti di quest'ultimo giornale col presidente golpista Roberto Micheletti. L'intervista che gli fece Omero Ciai iniziava con queste frasi surreali: «Dottor Micheletti ma chi glielo ha fatto fare di cacciarsi in questo guaio? Non si rende conto di essere perlomeno fuori moda?» (La Repubblica, 3 luglio 2009). Cioè, un golpe fascista era diventato un guaio per il golpista e una questione di "moda politica".

 

Così l'organo del PD. O forse è il PD ad essere l'organo del Gruppo Espresso. Boh! Mentre ci penso andiamo avanti.
Qui di seguito vedete la lista di lesbiche, omosessuali e transessuali uccisi dai fascistisubito dopo il golpe (fonte globalgaiz.com; riporto la lista con un copia-incolla, così com'è):
Vicky Hernández Castillo, transgender, June 29, 2009
Valeria, (Darwin Joya), transgender, June 30, 2009
Martina Jackson (Martín Jackson), transgender, June 30, 2009
Fabio Adalberto Aguilera Zamora, gay, July 4, 2009
Héctor Emilio Maradiaga Snaider, gay, August 9, 2009
Michelle Torres, (Milton Torres), transgender, August 30, 2009
Enrique Andrés García Nolasco, gay, September 2, 2009
Jorge Samuel Miranda Mata (Salome), transgender, September 20, 2009
Carlos Reynieri Salmerón (Sadya), transgender, September 20, 2009
Marión Lanza, transgender, October 9, 2009
Montserrat Maradiaga (Elder Noe Maradiaga), transgender, October 10, 2009
Juan Carlos Zelaya, transgender, October 26, 2009
Rigoberto Wilson Carrasco, transgender, November 2, 2009
José Luís Salandía, gay, November 2, 2009
Anonymous man, gay, November 4, 2009
Walter Tróchez, gay, December 13, 2009
L'ultimo ucciso, dopo essere stato orrendamente torturato, Walter Tróchez, era uno dei più amati leader LGBTI (in Honduras "I" sta per "intersex") e membro del Frente Nacional de Resistencia Popular, FNRP, contro il golpe in Honduras. Un bravo compagno omosessuale.

Orbene, avete mai sentito che Vladimir Luxuria sia andata a protestare in Honduras? Mai.
Però, guarda caso, è andata a Soci.
Eppure nel gennaio del 2011 l'organizzazione honduregna LGBTI Red Cattrachas aveva chiamato alla protesta contro le decine di uccisioni di gay, lesbiche e transessuali perpetrate dal momento del golpe. Si è fatta vedere Vladimir Luxuria?
No. Però si è fatta vedere a Soci.
Alla fine dello scorso anno in Uganda è passata una legge per cui l'omosessualità può essere punita persino con l'ergastolo. Certo, Vladimir Luxuria ha protestato sul suo sito. Anzi aveva pre-protestato, perché la sua protesta è ferma al novembre del 2012. Si è fatta vedere in Uganda dopo l'approvazione della legge? No. E ci credo: nessuno se la sarebbe filata di pezza in Uganda. Per essere presa in considerazione avrebbe dovuto rischiare di grosso. Meglio andare a Soci dove al più ti fermano per un paio d'ore, così si può sbraitare a buon mercato, ci sono le Olimpiadi e tutti aspettano solo che succeda questo. La visibilità è assicurata.
In Arabia Saudita la sodomia viene equiparata al reato di fornicazione e pertanto punita alla stessa maniera: se il colpevole è un uomo sposato deve subire la lapidazione fino alla morte; se invece si tratta di uno scapolo la pena ammonta a 100 frustate nella pubblica piazza e l'esilio per un anno. Lapidazione fino alla morte. I nostri progressisti però ci hanno spinti a protestare non contro l'Arabia Saudita, ma contro l'Iran per la lapidazione di Sakineh Ashtiani mai avvenuta e che non potrà mai avvenire perché in Iran non la si praticava da decenni ed è stata ufficialmente abolita due anni fa. Siccome ci sono certamente cose per cui l'Iran potrebbe essere a ragione censurato, un giorno bisognerà riflettere come mai gli apparati propagandistici occidentali cerchino invece di far leva su casi farlocchi. Ma ritorniamo adesso in quella spensierata nazione che è proprietà privata dei principi Sauditi.



Abbiamo mai visto lì Vladimir Luxuria col parruccone arcobaleno inneggiante ai diritti LGBT? No. Troppo rischio e poi non è certo il caso di disturbare chi è impegnato a preparare i massacri in Siria.
Quindi meglio farsi vedere a Soci a disturbare quelli che quei massacri tentano di impedirli.
Così è, e delle gesta dell'intrepida Vladimir Luxuria in Hoduras ci ricorderemo solo di quando esulta con le mutande di Valeria Marini in testa, con Piero Sansonetti, allora direttore di "Liberazione", che scriveva che per Rifondazione Comunista la vittoria di Luxuria era un po' come la vittoria di Obama in America. Contenti lui e Bertinotti, oltre che Luxuria. Ma in realtà ex parte subjecti era sensato, perché da quelle parti non andavano oltre nella visione delle cose. Bertinotti elucubrava di «circolo vizioso guerra-terrorismo» e di «guerre ingiuste ma inefficaci» (notate il fantastico "ma", che dice tutto dell'idiozia del concetto). Più tardi Ferrero si lanciava in un fantasmagorico "Compagne Pussy Riot" (cioè un gruppo sponsorizzato politicamente dalla Clinton, ovvero dalla mandante di gorilla fascistoidi che si dedicano alla mattanza in serie di gay e transessuali), così che l'universo mondo capiva la pregnanza della visione della direzione di Rifondazione riguardo i conflitti mondiali e riguardo i problemi della gente, lasciando migliaia di poveri militanti ad arrabattarsi disorientati e a cercare di capirci qualcosa.
L'importante, ancora una volta, era poter dire "Io c'ero". C'ero all'evento mediatico, c'ero all'evento di marketing, ho in qualche modo partecipato al fenomeno di cui tutti parlavano. Posso magari perdere ogni appuntamento con la Storia, ma mai un appuntamento al cabaret globale.
Poi qualcuno ancora si domanda come mai i partitini della sinistra radicale stiano sparendo dalla faccia della Terra. Al punto in cui siamo, sarà doloroso ma è l'unico modo perché rinasca qualcosa.
Nel frattempo è meglio distogliere lo sguardo da queste miserie e rallegrarci che in altre parti del mondo le cose sono affrontate in modo molto più serio e infinitamente più dignitoso oltre che più coraggioso.
Ecco un manifesto del Movimiento de Diversidad en Resistencia sul presidente honduregno:

 


E sapete da cosa si nota che si sta parlando non di un altro continente ma proprio di un altro pianeta? Dal loro slogan:

SOCIALISMO SÍ, HOMOFOBIA NO!".

Fonte: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=98183&typeb=0&Sceneggiature-e-sceneggiate

venerdì 14 febbraio 2014

“La Terra non si governa con l'economia”: l'appello della comunità scientifica italiana




La crisi economica iniziata nel 2008 sottende molti altri segnali di fragilità connessi con:

- esaurimento delle risorse petrolifere e minerarie di facile estrazione;
- riscaldamento globale, eventi climatici estremi
pressione insostenibile sulle risorse naturali, foreste, suolo coltivabile, pesca oceanica;
- instabilità della produzione alimentare globale;
- aumento popolazione (oggi 7 miliardi, 9 nel 2050);
- perdita di biodiversità - desertificazione;
- distruzione di suolo fertile;
- aumento del livello oceanico e acidificazione delle acque
squilibri nel ciclo dell’azoto e del fosforo;
- accumulo di rifiuti tossici e inquinamento persistente dell’aria, delle acque e dei suoli con conseguenze sanitarie per l’Uomo e altre specie viventi;
- difficoltà approvvigionamento acqua potabile in molte regioni del mondo.
La comunità scientifica internazionale negli ultimi vent’anni ha compiuto enormi progressi nell’analizzare questi elementi.
Milioni [1] di articoli rigorosi, avallati da accademie scientifiche internazionali, una su tutte l’International Council for Science, nonché numerosi programmi di ricerca nazionali e internazionali, mostrano la criticità della situazione globale e l’urgente necessità di un cambio di paradigma.
Il dominio culturale delle vecchie idee della crescita economica materiale, dell’aumento del Prodotto Interno Lordo delle Nazioni, della competitività e dell’accrescimento dei consumi persiste nei programmi dei governi come unica via d’uscita di questa crisi epocale. Queste strade sono irrealizzabili a causa dei limiti fisici planetari. Una regola di natura vuole che ad ogni crescita corrisponda una decrescita. La crescita economica, con i paradigmi attuali, segna la decrescita della naturalità del pianeta. I costi economici di queste scelte sono immani e le risorse finanziarie degli stati sono insufficienti a sostenerli.




L’analisi dei problemi inerenti alla realtà fisica del mondo viene continuamente rimossa o minimizzata, rendendo vano l’enorme accumulo di sapere scientifico che potrebbe contribuire alla soluzione di problemi tuttavia sempre più complessi e irreversibili al trascorrere del tempo.
Chiediamo pertanto al mondo dell’informazione di rompere la cortina di indifferenza che impedisce un approfondito dibattito sulla più grande sfida della storia dell’Umanità: la sostenibilità ambientale, estremamente marginale nelle politiche nazionali degli ultimi 20 anni e ad oggi assente dalla campagna elettorale in corso.
Non si dia per scontato che il pensiero unico degli economisti ortodossi sia corretto per definizione. Si apra un confronto rigoroso e documentato con tutte le discipline che riguardano i fattori fondamentali che consentono la vita sulla Terra – i flussi di energia e di materia – e non soltanto i flussi di denaro che rappresentano una sovrastruttura culturale dell’Umanità ormai completamente disconnessa dalla realtà fisico-chimica-biologica. 
È quest’ultimo complesso di leggi naturali che governa insindacabilmente il pianeta da 4,5 miliardi di anni: non è disponibile a negoziati e non attende le lente decisioni umane.
1. Si ottiene con una semplice ricerca web di articoli scientifici sul tema Global Change.
Bibliografia essenziale:
PAUL R. EHRLICH, ANNE H. EHRLICH, 2013 -  Can a collapse of global civilization be avoided? Proceedings of The Royal Society B, 280, 1754
Primi firmatari:
Ferdinando Boero, docente di Zoologia e Biologia Marina all'Università del Salento e associato all'Istituto di Scienze Marine del CNR. 
Danilo Mainardi, professore emerito di ecologia comportamentale, università di Ca'Foscari, Venezia 
Andrea Masullo, Docente di Fondamenti di Economia Sostenibile all’Università di Camerino
Luca Mercalli, Presidente Società Meteorologica Italiana e docente SSST Università di Torino
Angelo Tartaglia, docente al Politecnico di Torino, Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia
Roberto Danovaro, professore di ecologia, Università Politecnica delle Marche, Presidente della Società Italiana di Ecologia.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/crisi/terra_economia_appello_accademici_italiani.html

Chi troviamo nel dietro le quinte di Renzi

di Franco Fracassi

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l'ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall'Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all'Iraq e della potenziale guerra all'Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano. Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi.

Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l'allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi.


Michael Ledeen, una delle anime nere della destra repubblicana negli Usa, è uno dei consiglieri di Renzi.

Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il "New York Post", ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita.

In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l'Italia a Israele.

 

Forse aveva ragione l'ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c'è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D'Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra».

Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d'affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l'allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera.

 
Davide Serra, braccio destro di Renzi per l'economia, è considerato unp squalo della finanza internazionale.

Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
L'anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l'attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d'ogni tempo.

Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall'ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis.


La banca d'affari Morgan Stanley è considerata tra i responsabili della crisi economica mondiale.

E così, nell'ultimo anno il gotha dell'industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l'ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l'amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l'ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l'amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell'istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, "Il Corriere della Sera", da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell'ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi.

Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all'italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience». 

Fonte: http://www.infiltrato.it/inchieste/linquietante-intreccio-dei-nomi-che-appoggiano-renzi-poteri-forti-che-vogliono-eliminare-la-sinistra?avvisi-top=elettopaolo%40libero.it

giovedì 6 febbraio 2014

"La morte del Rock"

Il rock è morto? In realtà no, è semplicemente mutato seguendo tendenze e stili moderni che agli occhi dei rockers "old school" non risultano familiari. Ma non per questo significa che sia morto anche perché esistono ed esisteranno sempre gruppi di matrice classica del rock, il rock classico non morirà mai perché vivrà sempre nelle persone che proveranno passione nell'ascoltare quelle note e melodie.

Ritengo che sia un ciclo continuo che si ripresenti col passare degli anni; gli amanti della musica classica e del jazz alla vista di Band come i Beatles o i Pink Floyd avranno sicuramente avuto lo stesso pensiero, come i fans dei Beatles vedendo sorgere gruppi nu metal come Korn, Deafthones o Tools a loro volta si sono impersonificati nella forma di pensiero del classico. - La musica ha una mutabilità perpetua, viene influenzata da ogni singola sfaccettatura della società e dal periodo storico in cui viene composta -






- Questa canzone è un chiaro esempio di evoluzione del genere musicale - C'è comunque un carattere comune tra tutte queste "Sfaccettature" musicali, infatti da anni il rock è considerato musica "ribelle" per via della sua energia, dei suoi testi taglienti e delle sue distorsioni poste come a voler distruggere/scombussolare uno status quo opprimente per alcune tipologie di persona. Insomma un genere che non solo è apprezzabile a livello musicale, ma fa anche riflettere per le tematiche esposte di rilevanza maggiore o minore.

L'idea che il rock sia morto è nata principalmente dal fatto che tra le maggiori vie di comunicazione, cosiddette mainstream, (quali possono essere radio, televisioni ecc) sia quasi del tutto scomparso o sia segregato alle estremità buie dell'underground. Perché l'indice di gradimento si è spostato sempre di più verso la musica commerciale che offre, con la sua struttura musicale più semplice, della musica orecchiabile e di facile ascolto. Chiaramente la semplicità non è l'unico motivo, in realtà di motivi ce ne sono di svariati che spaziano dal sociale al culturale. 

In conclusione la musica andrebbe vissuta in modo più flessibile senza lasciarci influenzare negativamente dal pregiudizio, non serve a moto vivere nel passato ma fa sempre bene conservarne il ricordo.

domenica 2 febbraio 2014

Veganismo: scelta insensata?

Una persona che decide di guidare un'auto ibrida fa una scelta insensata? Mettere i pannelli fotovoltaici è assurdo? Le energie rinnovabili stanno venendo sempre più utilizzate senza apparente motivo? No, siamo di fronte a dei metodi di salvaguardia ambientale e non penso che possano essere ritenuti insensati, ma anzi che facciano onore alle persone che li adottano.
Allora perché il veganismo è ritenuto dalla maggioranza delle persone una scelta "estrema" ed insensata? Oltre ai motivi di "base" ovvero quelli etici(che sono i più citati), troviamo una necessità ambientale dietro a questa scelta.
Nella seconda metà del Novecento il consumo globale di carne è aumentato di cinque volte, passando da 45 milioni di tonnellate all'anno nel 1950 a 233 milioni nel 2000. Il notevole incremento del consumo di carne e dei cibi animali in generale ha determinato una crescita improvvisa della produzione zootecnica e, conseguentemente, un considerevole aumento del numero di animali allevati, che si è rivelato incompatibile con i ritmi naturali terrestri e ha inciso profondamente sull'equilibrio ambientale. La FAO, inoltre, dichiara in un report scientifico: « Il settore dell'allevamento emerge come una delle prime due o tre più significative cause dei più gravi problemi ambientali, a tutti i livelli da locale a globale. [...] L'impatto è così rilevante che deve essere affrontato con urgenza» A discapito degli stereotipi: "se dovessero drasticamente ridurre la produzione di carni ci sarebbe un'aumento di deforestazione per soddisfare una maggiore richiesta di ortaggi". Questo non ha senso perché, a livello globale, la moderna zootecnia rappresenta il maggiore fattore d'uso antropico delle terre, utilizzando il 30% dell'intera superficie terrestre e il 70% di tutte le terre agricole, fondamentalmente per i pascoli e la coltivazione del foraggio, e produce un sostanziale impatto nella degradazione del suolo, soprattutto a causa del sovrasfruttamento dei pascoli. L'aumento della produzione zootecnica è anche un fattore chiave nella deforestazione, specialmente in America Latina, dove negli ultimi decenni si è verificata una considerevole crescita dell'attività dell'allevamento e di esportazione di carne bovina, e in particolare nella foresta amazzonica, dove l'allevamento di bovini è la causa primaria di deforestazione.
 Perché quindi bollare in modo così negativo una scelta di vita che mira a provocare meno impatti a livello sociale e ambientale? Spero di avervi dato uno spunto di riflessione.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Veganismo          http://www.fao.org/docrep/010/a0701e/a0701e00.HTM