L'appendice allo statuto, tuttavia, conteneva le "Contraffacta" che erano famose perché constavano di canti nei quali, ai testi originali se ne sostituiva altri di cultura massonica.
La musica fu quindi presente fin dalle origini scozzesi della cultura massonica, senza tuttavia che ne venisse imposta una codificazione: durante le cerimonie i confratelli in sostanza improvvisavano canti di tipo cavalleresco-militare (secondo una tradizione che i massoni ritenevano Templare e Rosa+Croce).
Nelle riunioni, durante i riti, erano presenti piccoli complessi strumentali detti, alla francese, "Colonne d'harmonie", costituiti da due clarinetti, due corni e sei fagotti i quali eseguivano marce d'atmosfera all'atto dell'entrata dei confratelli (la "Marcia dei Sacerdoti" del "Flauto Magico" di Mozart potrebbe essere appunto una marcia di atmosfera massonica).
Successivamente ai canti rituali si aggiunsero brani di carattere morale, come composizioni per coro e musiche appositamente commissionate a musicisti di grido.
La Massoneria Inglese andò però ben oltre organizzando i primi concerti pubblici affidati a grandi compositori (tra i quali, oltre ad Hydn, anche Beethoven, Mendelssohn e Cherubini) ai quali fu commissionata la composizione o l'esecuzione di brani adatti all'occasione. Mentre altri compositori, affiliati alla Massoneria, si occuparono di "Cathedral Music" (genere tipico della Chiesa Anglicana) e di Oratori (tra i quali il celeberrimo famoso "Messiah" di Hëndl).
Tra le molte composizioni di ispirazioni massonica si segnalò il canto della Loggia londinese "Anacreontic Society": "To old Hiram in Heaven, where he sat in full gree"; composto nel 1796 da Stafford Smith e che ha avuto una storia singolare: nel 1814 il titolo venne modificato in "The Star-Spangled Banner". Poco più di un secolo dopo era divenuto l'inno nazionale degli Stati Uniti.
Né dobbiamo pensare che questi legami fossero solo dei Paesi di lingua tedesca eredi della tenenze imperiali di Federico II.
In effetti anche Rouget de l'Isle (il compositore della Marsigliese) era massone.
Se diamo uno sguardo al catalogo delle composizioni di ispirazione massonica ci accorgiamo che si tratta di un elenco abbastanza e ben nutrito. Non possiamo fare a meno di ricordare: lo "Zoroastro" di Rameau; "L'alliance de la musique à la maçonnerie" di Cherubini; le sinfonie parigine di Haydn; molte composizioni di Salieri.
Né possiamo dimenticare compositori italiani che fecero parte della Massoneria tra i quali: il violinista Gaetano Pugnani (affiliato alla loggia torinese "La Mystérieuse"), Niccolò Paganini, Arrigo Boito, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini.
In ambito europeo probabilmente la figura più rappresentativa sembra comunque essere il finlandese Jan Sibelius (1865-1957) autore della fondamentale "Musique religieuse" ("massonic ritual music", opera 113).
Un debito particolare la Massoneria assunse nei confronti di Federico II di Prussia che, a Vienna, cercò di conciliare le esigenze spirituali proprie con quelle artistico-musicali. Con il suo appoggio, anche economico, molti artisti (tra cui Mozart e Haydn) poterono lavorare con tranquillità fino alla morte del Re.
Beethoven, pur senza essere probabilmente, massone, per l'ultimo movimento della sua "Nona" scelse il testo "An die Freunde" (il cosiddetto "Inno alla Gioia") di Schiller, particolarmente caro alle Logge tedesche. Mendelssohn e Liszt ebbero i loro bravi rapporti con la Massoneria; e Wagner, pur non aderendo mai aderito, ne condivise gli ideali (non fosse altro che per non entrare in contrasto con il suo mecenate Ludwig II di Baviera).
Rimane da comprendere che cosa caratterizzasse una "musica massonica".
A mio avviso vi sono due aspetti che certamente le erano propri: in primo luogo le tematiche, ma soprattutto il fatto che in quella forma circolassero precisi simbolismi, numerici e non: l'uno e l'altro erano propri sia della struttura formale che dell'orchestrazione.
E l'opera che più di ogni altra può essere considerata un esempio, non a caso, è il "Flauto Magico" di Wolfgang Amadeus Mozart: vi sono espressi ideali di fratellanza, solidarietà universale e spiritualità tipici della Massoneria sia attraverso il contenuto che attraverso i simboli tipici della struttura musicale.
Si tenga presente ad esempio la onnipresenza del simbolismo del numero tre: tre sono i viaggi che il neofita deve compiere l'iniziazione; tre sono i livelli organizzativi; tre sono i colpi con i quali il Maestro apre e chiude le sedute.
E, nel "Flauto Magico", i vari personaggi - fanciulli, dame - sono sempre presenti in gruppi di tre; l'organizzazione musicale procede per terzine. I simboli sono presenti fin dall'ouverture e si sviluppano lungo l'opera: si comincia con un triplice accordo (in mi bemolle maggiore, tonalità utilizzata nei momenti solenni, la tonalità adottata ha con tre bemolle in chiave); ad esso segue un periodo musicale caratterizzato da ambiguità melodico-armonica e da timbri scuri (il caos e l'assenza di luce: è il regno della Regina della notte, le cui ombre vengono diradate dal brano successivo, un allegro fugato).
Del resto nel corso dell'opera ogni momento di particolare rilevanza simbolica viene sottolineato da una fuga.
Orbene la "fuga" è una composizione caratterizzata da una struttura estremamente complessa e governata da leggi ferree; e le leggi che un architetto deve seguire per costruire un edificio sono ferree. Ed il musicista è, tutto sommato, l'architetto di un edificio musicale.
Nessun commento:
Posta un commento